Ogni persona che incontriamo, ogni conoscenza che approfondiamo ci pone di fronte a un pezzettino di noi stessi. E immediatamente scatta un meccanismo di proiezione nei confronti di quella persona. Interpretiamo la relazione in base a tutte le nostre aspettative, ma soprattutto in base alle nostre paure ed esperienze passate.

Quella persona in quel momento è arrivata per dirci a che punto siamo del percorso con noi stessi e ciò che siamo disponibili a modificare o a lasciare andare per fare ancora un passo verso la conoscenza di noi e una maggiore profondità e autenticità delle nostre relazioni.

E davanti a ciò possiamo avere paura e scappare, possiamo temere di perdere la nostra libertà perché pensiamo già di sapere come è il finale. Quindi proiettiamo esperienze passate e filtriamo ciò che accade in base a qualcosa che è soltanto nostro.
Abbiamo paura che l’altro ci tolga la libertà, una libertà che però può essere ed è soltanto in noi e che noi proiettiamo o fraintendiamo nell’altro proprio perché possa rispondere a questo nostro timore di mancanza di libertà. Talvolta l’eccesso di libertà è essa stessa una fuga, uno scappare da un’intimità, una profondità, una pienezza, una bellezza, una condivisione per cui interpretiamo l’atteggiamento dell’altro in base a quello che è il nostro filtro di paura. Paura di perdere la libertà, quando in realtà una relazione sana altro non è che la libertà di scegliersi ogni giorno, paura dell’intimità laddove un rapporto potrebbe avere possibilità di entrare in zone inesplorate.
Se ne siamo consapevoli possiamo liberare quelle esperienze anziché esserne prigionieri.

Le relazioni che viviamo sono lo specchio di quello che siamo disposti a vivere in quel momento.

Eppure la relazione che si manifesta risponde a un nostro bisogno e desiderio messo in moto in modo più o meno consapevole. E quella voglia di nuovo, mano a mano che il nuovo si presenta, è colei che ci si para contro e ci mette paura. Quella persona potrà portare un tassello di un puzzle, potrà essere quello che cercavamo, potrà comparire e assumere forme differenti, potrà passare e andare… e tanto più lo capiremo tanto più saremo disponibili a stare.

La chiave perché si possa andare oltre questo teatro di ombre e proiezioni è mantenere la disponibilità e l’apertura a poter riconoscere il filtro negli occhiali ed essere disposti a chiarire con se stessi e con l’altro cosa stia accandendo, come intendiamo quella relazione. Le parole, quello che scorrerà con quella persona sarà in grado di dirci ancora altro, scioglierà dei nodi, mosterà dei fraintendimenti, manifesterà la sostanza e soprattutto permetterà di cominciare a imparare a vivere relazioni più profonde e appaganti.