Che il corpo ci parla lo sentiamo dire e ridire sempre più spesso, anche se il più delle volte quella febbre, quel mal di testa o quel mal di stomaco non abbiamo bene idea di cosa ci vogliano dire. “Ah sì, che sono stanco, che mi devo riposare, che devo rallentare, che devo mangiare meglio….”

Tutto vero, e a volte ci sta anche un po’ fatica risalire all’origine di quel sintomo specialmente se il nostro ginocchio duole e noi abbiamo tremendamente voglia e bisogno di camminare presto, piuttosto che di capire il perché in quel momento quella nostra parte ha detto stop.

Alcune volte il segnale del corpo è preciso, inaspettato e ti inchioda. Ti colpisce al punto da non poterlo liquidare. Lo scorso anno di questi tempi ho avuto un segnale del corpo forte e per nulla chiaro. Eppure l’attenzione ai segnali del mio corpo ne ho e ne avevo eccome. Per questo mi turbò ancora di più. E mi sono trovata costretta a letto per una decina di giorni prima e con una brutta ricaduta di una quindicina di giorni nell’estate. Niente di patologicamente grave, ma è stato un momento che sicuramente ha segnato un grosso cambiamento in me.

Il dolore era costante, forte e pungente, notte e giorno e non si alleviava con niente. E mentre le diagnosi provavano a descrivere e a propormi rimedi per quello che si stava manifestando, io cercavo di mettermi in contatto con quella parte che stava urlando e buttando tutto all’aria. E si era talmente organizzata per farmi stare bloccata a letto abbastanza a lungo, che si manifestò con una sintomatologia che fece cadere in una diagnosi inesatta. Quindi tempi allungati di guarigione.

Fra il dolore del corpo c’era la mia rabbia di sentire così forte questa parte, il senso di colpa di non essermi accorta che voleva dire la sua e l’impazienza che potesse esprimersi alla svelta. Capivo che non potevo darmi fretta, ma come sempre il tempo scorreva e cancellare tutti gli impegni diventava complicato non sapendo quando mi sarei ripresa. Diagnosi azzeccata, rimedio trovato e tutto rientrato. Ma io profondamente scossa. E partì il treno dei “perché?”. Perché è successo? Perché non mi sono accorta prima? Perché non ho avuto segnali più soft? Perché quella parte ancora ha qualcosa da dire? Come faccio a evitare risucceda? A poco mi serviva sapere che si era originato “da un forte, forte stress”! Lo sapevo il periodo che era, ma perché proprio in quella parte? Su questa domanda mi sono fermata e ho cambiato molte abitudini. Diversa alimentazione, diversi ritmi giornalieri, mi sono imposta tempi e modalità di condurre situazioni ed eventi in un modo che non contemplavo, anche sgamandomi quando, passato il tempo fresco del ricordo, l’evento risultava lontano. E ho ascoltato quella parte che inviava un messaggio prezioso forte e chiaro. E mia sorella in questo è stata preziosa perché, sapendo che cerco altri significati a quello che accade, ha capito che avrei dovuto guardare bene a quello che mi era accaduto oltre la sua manifestazione e, per ciò che stavo vivendo in quel periodo, quella parte mi stava avvisando.

E così ho fatto. Tanti cambiamenti messi in atto, la quiete ritrovata, messaggio afferrato. Tutto a posto? No! Sei mesi dopo eccola di nuovo a farsi sentire e questa volta di rimedi per acquietarla non ne ha voluti sentire. Di nuovo a letto con il torrido agosto e progetti di gite al mare sfumate. Ovviamente il pensiero era: “Ma come, proprio ora che posso rilassarmi e godermi il tempo delle ferie?”, sì, proprio ora sì perché si sa che queste cose non chiedono il permesso. Ancora in ascolto. Ancora a capire, a sentire il suo dolore emotivo e il suo dolore fisico immagazzinato per tutti quegli anni e adesso liberato. Mi commuovo a pensare a quanto tempo è passato prima che potesse trovarmi pronta per reggere il suo dolore. L’ho accettato e ho accettato che me lo abbia ricordato in un altro momento particolare. Per la serie se non capisci alla prima, te lo ridico.

Ed è così che fa il nostro corpo. Se non capisci, te lo ridice. Se lo freni, alza il volume. Se tappi da una parte lui apre più forte dall’altra. Da allora ho fatto altri cambiamenti. E confesso che la paura ce l’ho un po’ tutti i giorni che mi rinchiodi e mi faccia risentire quel dolore. E ogni tanto risento doloretti che mi mettono all’erta, specialmente quando so che sto tirando la corda… ma lo so che non è quello il rischio. Il rischio lo corro quando non la ascolto, quando pretendo che si allinei con i miei tempi mentali, quando ripasso dal dolore emotivo che io ho provato e lei vissuto sulla carne, quando non le do voce, quando me ne vergogno, quando la tralascio. Perciò sto cercando di non renderle necessario dover urlare per farsi sentire e evitarci rabbia e dolore.

Eh sì il corpo parla, ricorda, si fa sentire o urla. Noi possiamo sempre scegliere se fermarci ad ascoltarlo ora o se aspettare che sia lui a farsi sentire dopo. Quando il messaggio è letto un nodo si scioglie e noi siamo più complici e abitiamo di più questo nostro corpo. E oggi mi sento di ringraziare questa parte per aver alzato la voce e richiamato l’attenzione su di sé e avermi fatto operare cambiamenti necessari e significativi. Mi sta facendo imparare a non avere paura di lei, a scherzarci e a prenderla come una parte di me e che è quindi con me e non contro di me.

Certo avrei potuto prendere i dovuti rimedi, mantenere tutto come prima, farmi meno domande e stare un po’ alla sorte del chissà quando e se ritornerà. Sì avrei potuto farlo e mi sarei davvero risparmiata momenti bui  e densi, crisi e disorientamenti…. Ma credo proprio che in questo modo mi sarei allontanata da me, da quella che sono, non avrei trovato un complice nel mio corpo, degno di rispetto e accudimento. Avrei perso l’occasione di entrare dentro le cose e chissà quale schiaffone mi avrebbe allora riservato il mio corpo per farsi sentire.