L’altro lato di noi, quello che mai si vede ma che sempre c’è. Lato oscuro, zona d’ombra che c’è e agisce, reclama e non ci sta a subire… ma cos’è il lato oscuro? La zona d’ombra?

Talvolta credo che questi stessi nomi rischino di impedire una visione globale perché rimandano all’intensità di sentimenti percepiti collettivamente come scuri…e quali se non la rabbia, il rancore, la vendetta, l’invidia, il desiderio sessuale?! Sentimenti potenti, forti e talvolta davvero percepiti come lato oscuro perché ingombranti… sono sentimenti e sensazioni che non fanno sconti, che puoi relegare in un angolo con l’illusoria idea che prima o poi demordano.

E la difficoltà di riconoscere il proprio lato oscuro sta forse nel riconoscere che fanno parte di noi….ma talvolta c’è altro, talvolta occorre andare ancora più dentro perché talvolta si maschera così bene che non si riconosce come zona d’ombra qualcosa che in realtà è lì che si perde tra i confini inesistenti del buio e agisce in sordina.

La zona d’ombra è anche quel desiderio non portato alla luce, è quella verità non detta per paura di…e quante, quante cose non vengono dette per aspettare il momento giusto, per la paura che l’espressione di quella spinta faccia in qualche modo perdere qualcosa o qualcuno, per fatica, per le conseguenze che ne derivano. Aspettiamo le parole giuste, il momento giusto, non ascoltiamo più quello che preme. Decidiamo a tavolino cosa possa essere portato fuori e cosa debba stare dentro, dietro le quinte al buio. Senza ossigeno, un grande buglione…quello che ci fa dire “che confusione”…perché poi desidera la ribalta delle luci solo per sé.

Le stesse parole “lato oscuro” e “zona d’ombra” creano a sua volta un allontanamento difensivo…perché come può l’ego, in ricerca spasmodica di luce (quella riflessa…ma non lo sa) e attenzione anche solo ammettere la possibilità di una zona oscura in sé (ma in realtà oltre sé)? Che ne sa che dietro quella zona oscura c’è la verità più vera di stessi?! O anzi lo sa e proprio per questo se ne allontana…. E noi nascondiamo e mettiamo dietro. Ci facciamo vedere sicuri e padroni della situazione quando più semplicemente potremo dire “io questa cosa non la so…ma vorrei imparare”, “io questo ho vissuto fino ad adesso”, “io vorrei viverla”….senza faticare per convincere, noi per primi, che quella “fragilità” non c’è…è risolta….è passato. Il passato va riconosciuto. Non ci si può vergognare di quello che è stato. E neanche si può vivere nel ricordo di quello che era… il passato è la base che siamo, va accettato, sono le nostre radici, le esperienze che fanno quello che abbiamo imparato ma che non sono noi…ogni pezzettino è parte di noi ma non è noi. E accettare questo, accogliere tutti questi pezzettini, fa sì che essi risplendano di forza, di valore, che ci rendano unici e trasformatori di noi stessi e che ci permettano di accrescere la luce e non buttare tutto lì, tutto indietro in quel buio indiscriminato che poi tanto bussa o irrompe per essere visto…nel groviglio avviluppato che ha creato, nella massa indistinta che arriva come bomba…dentro o fuori di noi…se facciamo fatica a girare lo sguardo dentro.

Ciò che non diciamo, i desideri inconfessati, la verità di quello che vorremo, la realtà di quello che abbiamo vissuto e del punto in cui siamo….se rivelati possono farci percepire la semplicità e la libertà di un’espressione diretta, il respiro che si fa più ampio, la coerenza e l’allineamento con noi stessi, la vertigine e il brivido di un salto. E l’obiettivo non è il riscontro nella realtà, l’esito, la conseguenza…il nutrimento viene da un’espressione di sé che avvicina sempre più alla propria essenza e fa percepire l’importanza dell’esperienza del viaggio.

Perciò zona d’ombra non è solo la rabbia o qualcosa di forte, potente e visibile, che fa rumore al passaggio…ma è anche quello che sabota in silenzio e preclude la bellezza. È la difficoltà a ricevere, talvolta l’incapacità di accorgersi che non permettiamo di ricevere, di provare piacere, di godere della vita. E se anche pensiamo che siamo tutti in grado di ricevere e che anzi ne vorremo ancora e ancora…ne siamo così sicuri? Nel nostro profondo, in quella zona d’ombra, crediamo davvero legittimo il nostro desiderio? Quante parti di noi dicono davvero “sì lo voglio”?! quante parti di noi dicono “ma no, perché….”. Abbiamo imparato a difenderci dai desideri. E anche questo fa parte della zona d’ombra, insieme a tutti quei “ma no…” legati a idee, convinzioni e pensieri che sia giusto così, per noi per tutti.  Viviamo la sfiducia. C’è …perché non dichiararla? E una volta espressa, dichiarata e detta…avrà finito la sua espressione e potrà lasciare spazio all’altro che c’è. Se si lascia lì occupa spazio, occupa la scena e nessun’altro episodio può essere recitato. Se c’è quella scena lì come sottofondo ogni attore si comporterà secondo quel copione e confermerà la storia tutta…nella sua intera drammaticità.

Se riconosciamo che c’è tutto per tutti, se ci autorizziamo a ricevere, se permettiamo che il piacere sia parte della vita così come lo è il dolore, se permettiamo a tutto quello che è scomodo di dire la sua, se lo ascoltiamo fino a che avrà fiato e se parimenti alimenteremo e nutriremo quella linfa di vita, quel bene per sé..anche a volte imposto e non sentito, anche a volte come compitino…si può risvegliare la nostra forza pulsante, la luce che davvero c’è a prescindere o, se ancora fatichiamo a vederla, si può sentire il nucleo di fondo, la base da cui tutto parte e a cui tutto torna…perché i registi siamo noi…noi vediamo scorrere le scene e vediamo la nostra vita. E così come ne vediamo il male, possiamo a volte rivedere tutto e notare qualcosa di nuovo e possiamo intervenire per cambiare storia e vedere come i personaggi improvvisano e si riequilibrano tra loro.

E zona d’ombra è anche tutto il senso di inadeguatezza, impossibilità, incapacità che sentiamo quando ci sembra di non riuscire a liberarci del passato, delle zavorre, quando ci sembra che non riusciamo ad accettare e accogliere il “brutto” di noi, quando diciamo “ma come si fa? Io non ci riesco” quando ci sembrano scontate le cose o enormi per cui “non ci arriverò mai”, quando ci sentiamo in difficoltà a ricevere, a godere delle cose..per cui ci scoppia il cuore dalla voglia di vita vera ma sentiamo un freno, dentro di noi e per questo ci colpevolizziamo.

Stop. Basta.

Respirare. Lontano dal loop ossessivo che chiede risposte. Osservare…un passo indietro, attori e registi…e il punto di vista che assumi può farti sentire vittima del destino o perfettamente inserito in un sistema più grande di cui, a poco a poco, comprendi i perfetti equilibri, le meravigliose sincronicità, il piano perfetto che voleva portare proprio te a quella vetta di bellezza

BIG BANG